La rivoluzione della banda ultralarga in Italia con Open Fiber e Telecom #report

06 Maggio 2017 343

Quando arriva la fibra a casa mia? Quante volte abbiamo pronunciato o ascoltato qualcuno pronunciare questa frase. La ragione è presto detta: il progresso tecnologico avanza, mentre lo sviluppo delle infrastrutture di rete, indispensabili per sfruttare al meglio i più recenti prodotti e servizi hi-tech, non sempre tiene il passo - non nel nostro Paese, quanto meno, e non con il ritmo che ci si aspetterebbe.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso per rendere l'Italia un po' meno arretrata: progetti, piani industriali, interventi pubblici e privati volti a creare un'adeguata infrastruttura per la circolazione dei dati. I soggetti in campo sono molteplici, al pari dei percorsi lungo i quali si struttura la loro azione. Si può parlare di una vera e propria della rivoluzione delle infrastrutture di rete, che sta producendo e continuerà a produrre come effetto tangibile un progressivo innalzamento delle attuali velocità di connessione e una copertura più capillare delle aree geografiche con reti dati ad alta velocità.

Un processo indubbiamente articolato, che rende necessario mettere un po' d'ordine per capirne le dinamiche, partendo, come è sempre consigliabile fare, dalle fonti ufficiali, nazionali e sovranazionali.

PUBBLICO E PRIVATO IN CORSA

Diffondere la banda ultralarga (UBB) nel nostro Paese è un obiettivo condiviso da istituzioni pubbliche e soggetti privati - per fisiologiche differenti motivazioni. Sul fronte pubblico, la base di partenza per rilanciare lo sviluppo di infrastrutture di rete UBB coincide con il Piano Strategico per la Banda Ultra Larga, approvato dal Governo nel 2015 e importante tassello del progetto, a più ampio respiro, delineato dall'Agenda Digitale europea.

I principali obiettivi del piano sono sostanzialmente due, ovvero offrire entro il 2020:

  • all'85% della popolazione infrastrutture con velocità pari e superiori a 100Mbps
  • al 100% della popolazione infrastrutture con velocità almeno pari a 30Mbps

Obiettivi specifici sono previsti in relazione ai bisogni delle sedi e degli edifici pubblici, come scuole e ospedali - si punta ad una copertura non inferiore a 100 Mbps - ed alle aree industriali che, nelle intenzioni del Governo, dovranno avere accesso alla banda ultralarga.

Quanto sta investendo lo Stato per attuare il piano e quali sono le fonti per finanziarlo è una buona domanda alla quale il Governo risponde con 5 miliardi di euro di fondi pubblici nazionali (3,5 miliardi dal Fondo sviluppo e coesione 2014-2020, 1,8 miliardi da programmi operativi regionali e nazionali 2014-2020, 230 milioni dal Programma Operativo Nazionale Imprese e Competitività).

Le reti a banda ultra larga di cui parliamo vengono definite genericamente NGA (Next Generation Access) e coincidono, in larga misura, con le reti a fibra ottica. Nel concetto di NGA la Comunità Europea fa confluire, nello specifico, tre tipologie di infrastrutture.

  • Reti di accesso in fibra ottica (FTTx)
  • Reti cablate avanzate potenziate
  • Alcune reti di accesso senza fili avanzate
QUESTIONE DI BIANCO, NERO E GRIGIO

Il Piano del Governo prende atto che non tutte le UI - che non sono interfacce utente, ma unità immobiliari in ''burocratichese" - potranno essere raggiunte da internet alla massima velocità nei prossimi tre anni. Per questa ragione, ha suddiviso l'Italia in "aree" e "cluster", determinate in base ad una discriminante fondamentale: la capacità o meno di attirare investimenti da parte di soggetti privati per espandere e potenziare le infrastrutture di rete - capacità strettamente legata alla densità della popolazione presente in tali zone.

La definizioni delle tre tipologie di area - bianca, nera e grigia - è contenuta nella Comunicazione della Commissione dell'Unione Europea "Orientamenti dell’Unione europea per l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga" (da ora in avanti, semplicemente, "Orientamenti" ndr.), e vale non solo in relazione alla realtà italiana, ma per tutte le nazioni europee.

Prima di passare a definire tali aree, e per essere più espliciti, poniamoci due semplici interrogativi: portare la fibra in uno sperduto paesino di montagna con pochi abitanti ha senso per un'azienda? No. Ha senso per lo Stato? Dovrebbe averlo, visto che lo Stato sostituisce l'attività di impresa, che per sua natura persegue l'utile, con l'erogazione di un pubblico servizio, che non deve fare i conti con gli utili ma arrivare, al limite, a coprire i costi.

Le tre aree possono essere definite come segue:

  • Aree nere e grigie NGA: sono le aree in cui gli operatori possono intervenire liberamente ed in cui a farla da padrone è il principio della libera concorrenza. Tali aree sono, quindi, quelle in cui gli operatori sono intervenuti con propri programmi infrastrutturali (o hanno interesse ad intervenire entro i prossimi tre anni).

    Un'area viene definita nera dalla Commissione europea se, al suo interno, sono presenti o verranno sviluppate nei tre anni successivi almeno due reti NGA di operatori diversi

    Le aree grigie NGA, sempre secondo la definizione della Commissione, sono quelle in cui è presente o verrà sviluppata nei tre anni successivi un’unica rete NGA e dove nessun altro operatore ha in progetto di sviluppare una rete NGA nei tre anni successivi
  • Aree bianche NGA, ovvero a non interesse di mercato - in cui gli operatori privati non interverrebbero se fosse per un esclusivo interesse di mercato, ma in cui intervengono partecipando ad un normale bando di gara che dà accesso a contributi pubblici.

    A scanso di equivoci è questa la definizione testuale fornita dalla Commissione europea: le aree attualmente sprovviste di reti di questo tipo (NGA ndr.) e nelle quali è improbabile che, nei prossimi tre anni, investitori privati provvederanno a svilupparle


Nel dare attuazione agli obiettivi fissati dalla Comunità Europea, il Governo italiano ha introdotto il concetto dei cluster all'interno dei quali vengono ripartite le 94.645 aree interessate agli interventi infrastrutturali per la banda ultra larga. Si rifletta sul fatto che il numero delle aree è molto maggiore rispetto a quello dei comuni italiani (circa 8100), segno della volontà di realizzare infrastrutture UBB in maniera capillare, non limitandosi a parametrare l'azione sulla base delle sole entità comunali.

Quattro cluster, per la precisione, così definiti nel Piano per la Banda Ultra Larga del 2015:

  • Cluster A: aree nere NGA, secondo la definizione degli Orientamenti (ved. sopra)
  • Cluster B: aree grigie NGA, secondo la definizione degli Orientamenti (ved. sopra)
  • Cluster C: aree bianche NGA, secondo la definizione degli Orientamenti (ved. sopra), in cui è prevedibile o previsto un investimento dei privati solo a fronte della concessione di contributi
  • Cluster D: aree bianche NGA, secondo la definizione degli Orientamenti (ved. sopra), nelle quali non vi sono le condizioni per investimenti privati neanche a fronte della concessione di incentivi

Nelle cosiddette aree a fallimento di mercato, quindi, il Governo italiano introduce un'ulteriore classificazione, rispetto agli Orientamenti comunitari, prendendo in considerazione la possibilità che contributi ed incentivi determinino o meno gli investimenti privati.

INTERESSI IN CAMPO: SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO E LIBERA CONCORRENZA

Le istituzioni comunitarie, e di conseguenza lo Stato Italiano, non hanno deciso di classificare le varie aree territoriali per puro diletto, ma per cercare di bilanciare al meglio due fondamentali interessi in gioco, gestendo in maniera oculata l'ago della bilancia costituito dagli aiuti di Stato.

Da un lato, sviluppare le infrastrutture a banda larga rappresenta uno strumento per rilanciare la crescita socio-economica e, pertanto, vengono giustificati interventi pubblici sotto forma di aiuti di Stato; dall'altro, tali interventi non devono alterare un principio basilare che regola lo svolgimento dell'attività d'impresa nel territorio comunitario, ovvero la libera concorrenza.

Perché i singoli Stati membri debbano mettere a disposizione fondi pubblici è presto detto: secondo le stime della Commissione Europea, sono necessari sino a 270 miliardi di euro per consentire, entro il 2020, ad almeno il 50% dei cittadini europei di utilizzare una connessione Internet con velocità maggiori di 100 Mbps. All'apporto degli operatori commerciali, indubbiamente importante, si devono per forza di cosa sommare i finanziamenti pubblici - in maniera conforme alla normativa UE.


Semplificando ai minimi termini il ragionamento in rapporto alle singole aree, gli aiuti di Stato possono essere previsti nelle aree bianche NGA - seppur a determinante condizioni indicate dalla Comunità Europea (ved sezione 3.4 e sezione 3.5 degli Orientamenti). Nessun operatore, come detto, ha interesse ad investirvi e finanziare la realizzazione delle infrastrutture di rete, per ovvie ragioni, non può alterare la concorrenza nel settore, semplicemente perché concorrenza non c'è.

Diversa è la valutazione che la Comunità Europea effettua in merito alle aree nere NGA in cui, se lo Stato sostenesse con fondi pubblici lo sviluppo un'ulteriore rete NGA equivalente, si rischierebbe di determinare gravi alterazioni alla concorrenza, violando l'articolo 107 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea). Esiste un'unica eccezione all'orientamento della Comunità Europea appena espresso: gli aiuti di Stato per lo sviluppo delle reti a banda larga ultraveloci, ovvero quelle con velocità ben oltre i 100 Mbit/s, che possono essere eccezionalmente concessi.

Il rischio di alterare la concorrenza mediante aiuti di Stato sussiste anche nelle aree grigie ma, in tal caso, la valutazione della Commissione non si traduce nell'impossibilità assoluta di ricorrere al sostegno pubblico, a patto che siano soddisfatte due condizioni: i servizi non sono offerti a prezzi abbordabili o adeguati alle esigenze dei cittadini e degli operatori commerciali, e non è possibile raggiungere gli stessi obiettivi con misure che alterano la concorrenza in maniera minore. In aggiunta, gli aiuti di Stato devono comunque rispettare i principi specificati nella sezione 3.4 degli Orientamenti (Definizione della misura e necessità di limitare le distorsioni della concorrenza).

Per completezza e per comprendere ancor meglio quello che sta avvenendo nel mercato italiano, è utile riportare la sintesi di alcune delle più diffuse forme dell'aiuto di Stato a sostegno della Banda Larga, così come descritte dalla Comunità Europea

  • Sostegno finanziario: lo Stato concede sovvenzioni finanziarie dirette a chi investe nella banda larga
  • Sostegno in natura: lo Stato finanzia, in tutto o in parte, la realizzazione della rete. Ad esempio, realizzando opere propedeutiche all'attivazione della rete passiva (scavi, posa dei cavidotti, della fibra spenta, delle centraline stradali, etc)
  • Reti a banda larga gestite in tutto o in parte dello Stato: lo Stato non si limita a realizzare opere complementari, ma gestisce direttamente la rete, ad esempio tramite una società in-house, concedendone l'accesso all'ingrosso (wholesale) agli operatori
  • Rete a banda larga gestita da un concessionario: lo schema è simile al precedente, con la differenza che l'operatore commerciale, sulla base di una concessione, gestisce direttamente anche l'attività di commercio all'ingrosso della rete.
INFRATEL, CHI E'?

Per stabilire secondo quali procedure si determinano, concretamente, le singole aree e cluster, è opportuno introdurre uno dei protagonisti della corsa all'espansione delle infrastrutture di reti NGA nel nostro Paese, ovvero Infratel.

Infratel, o meglio Infratel Italia S.p.A., è una società in-house (un'azienda pubblica costituita in forma societaria) del Ministero dello Sviluppo Economico, che di fatto attua sia il Piano Banda Ultra Larga, sia quello a Banda Larga (di cui non ci occupiamo in questa sede). Tra i compiti di Infratel rientra la mappatura del territorio.

Se abbiamo letto con attenzione il paragrafo precedente, sarà chiaro quanto è rilevante il compito di Infratel che con l'attività di monitoraggio decide, concretamente, se singole aree possono essere lasciate alla libera iniziativa degli operatori privati e se, nella specifica area, anche la concessione di incentivi pubblici non è in grado di attivare l'intervento da parte di operatori privati - si pensi, come detto, al cluster d.

La mappatura del territorio italiano viene aggiornata periodicamente da Infratel, in linea alla con i principi fissati dalla Commissione Europea che prevedono, tra l'altro, il ricorso ad apposite consultazioni con enti e operatori. I dati più aggiornati risalgono al 2015 e sono racchiusi in due file excel con la lista dei comuni rientranti nei singoli cluster:

Risulta poi utile consultare un terzo file excel che elenca i nodi connessi o quelli per cui è prevista la connessione

Nel mese di marzo di quest'anno sono ripartite le consultazioni necessarie ad aggiornare la mappatura del territorio italiano, a partire dalla aree nere e grigie.

C'è anche un'altra importante attività portata avanti da Infratel, ovvero la gestione dei bandi di gara per la realizzazione di infrastrutture a banda ultralarga nelle aree bianche. Infratel, al momento, ha indetto due bandi di gara. Il primo riguarda la costruzione e la gestione di un'infrastruttura passiva a banda ultra larga in Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto. Il secondo ha lo stesso oggetto, ma riguarda le regioni Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e Provincia di Trento.

Tramite i due bandi sono state impegnate il 91,8% delle risorse messe a disposizione del Piano per le Aree Bianche. La procedura di assegnazione si è conclusa a marzo scorso con l'individuazione della società che si occuperà di realizzare i lavori, ovvero OpenFiber. La chiusura del secondo bando di gara è prevista, indicativamente, per l'estate.

OPEN FIBER E' L'ASSO PIGLIATUTTO

Ora, per contestualizzare al meglio quali sono i protagonisti dell'attuazione del Piano per la Banda Ultra Larga è necessario aggiungere un ulteriore tassello: Open Fiber è nata nel 2015 ed è una società le cui quote azionarie sono equamente divise tra Enel Spa (di cui il Governo è l'azionista di maggioranza) e Cdp Equity Spa (società del Gruppo Cassa depositi e prestiti, ovvero un soggetto pubblico). Dovrebbe esser chiaro, a questo punto, il rilevante ruolo dello Stato nella realizzazione delle infrastrutture di rete a banda ultra larga. Per semplificare ai minimi termini il discorso, gli interventi di Open Fiber si fanno con i soldi pubblici.

Open Fiber - è opportuno chiarire - sta operando sia nelle aree grigie e nere, sia in quelle bianche, perseguendo obiettivi per forza di cose differenti. Nelle aree nere e grigie Open Fiber offre:

  • Infrastrutture FTTH (Fiber To The Home), ovvero la ''vera fibra", senza tratti in rame (come nel caso della FTTC)
  • Sino a 1GBps in download e upload
  • (In futuro) velocità di trasmissione fino a 40Gbps

Il piano di Open Fiber prevede di sviluppare la rete a banda ultra larga in 270 città italiane entro i prossimi sei anni, per un totale di 9,5 milioni di unità immobiliari raggiunge. A scanso di equivoci non potete (e non potrete) recarvi da Open Fiber come fareste con un qualsiasi altro fornitore di accesso ad Internet a Banda Ultra Larga, perché Open Fiber opera esclusivamente nel mercato all'ingrosso (wholesale only), ovvero concede la propria infrastruttura di rete ad operatori terzi.

Quali? Al momento Fastweb, Vodafone, Wind | 3, Connesi, Go, TecnoAdsl, Tiscali, mentre per il dove si ricorda che la rete è già disponibile a Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Milano, Perugia, Torino e Venezia, e in corso di realizzazione a Firenze, Genova, Napoli, Padova, Palermo. Si tratta di una situazione in rapido divenire, basti pensare che durante la stesura abbiamo più volte aggiornato questo articolo, spostando alcuni comuni dal secondo al primo gruppo.

Si potrebbe obiettare, a questo punto, che la presenza dello Stato tramite Open Fiber nelle aree non a fallimento di mercato - in cui certamente non rientrano le città sopra elencate - può contravvenire ai principi comunitari in tema di aiuti di Stato. Per rendere coerente il quadro, è utile tornare ad esaminare l'eccezione resa possibile dalla finalità di realizzare reti con velocità ben superiori ai 100 Mbit/s. Non a caso Open Fiber fa riferimento a velocità sino a 1GBps, che in prospettiva futura potranno toccare il picco dei 40Gbps.

Le infrastrutture di rete di Open Fiber sono di tipo FTTH e raggiungono direttamente gli edifici consentendo di raggiungere le velocità di connessione più elevate

Per quanto riguarda le aree bianche, Open Fiber l'8 marzo scorso si è aggiudicata i cinque lotti della prima gara Infratel. Sono sei le regioni interessate (come detto, Abruzzo, Molise, Emilia Romagna. Lombardia, Toscana e Veneto) - 1,4 miliardi di euro l'importo complessivo (prima del ribasso di gara) e 3000 i comuni italiani che avranno accesso alla banda ultralarga - per gli amanti delle statistiche, saranno connesse 3,5 milioni di UI e 500.000 sedi di imprese e pubbliche amministrazioni o, per dirla diversamente, 6,5 milioni di cittadini italiani. L'infrastruttura di rete realizzata verrà data in concessione per 20 anni, restando di proprietà pubblica.

In tali aree Open Fiber garantirà una velocità di oltre 100 Mbps ad oltre 4 milioni di UI, una cifra superiore al valore di 1,5 milioni di unità inizialmente previste - su un totale di circa 4,6 milioni di UI. Di fatto, è stato abbattuto l'iniziale suddivisione tra cluster a 100 mega e cluster a 30 mega e viaggiare alla massima velocità sarà possibile anche in un numero rilevante di zone che il bando di gara aveva definito ''facoltative", ovvero le cosiddette case sparse - zone particolarmente disagiate per farla breve. In un terzo di esse sarà possibile viaggiare a 100 Mbps, mentre nei restanti 2/3 a 30 Mbps.

TELECOM NON STA A GUARDARE

Di fronte al ruolo preponderante di Enel Open Fiber si registrano le risposte degli operatori telefonici. I contrasti sono particolarmente aspri nel settore delle aree bianche, si vedano, ad esempio, i ricorsi presentati da Fastweb e TIM relativi al primo bando di gara Infratel, rigettati nel mese di marzo, e il contro-piano presentato da TIM, che punta a giocare d'anticipo rispetto a Open Fiber ed al programma governativo.

Nello specifico, TIM a febbraio 2017 ha confermato che non parteciperà al secondo bando di gara Infratel e, nella relazione finanziaria annuale approvata a marzo 2017 ed aggiornata al 31 dicembre 2016, ha definito un nuovo progetto per sviluppare la rete fissa a banda ultra larga nelle aree bianche (cluster C e D) che prevede:

  • Entro la fine del primo semestre 2018 copertura del 95% della popolazione con connessioni UBB
  • Nel 2019 copertura del 99% della popolazione con connessioni UBB - anche grazie all'impiego di tecnologie wireless

Il piano industriale di TIM interesserà oltre 6.000 comuni e 7 milioni di abitazioni. Altro dato rilevante riguarda il fatto che TIM, in questo specifico settore, offrirà agli operatori telefonici servizi di connessione wholesale, rispettando il principio della parità di trattamento - lo stesso ruolo svolto da Enel Open Fiber, in sostanza.

In poche parole, TIM, pur potendo (in linea teorica) ancora accedere ai finanziamenti pubblici nelle aree bianche, ha scelto comunque di correre da sola, entrando di fatto in competizione con Open Fiber. Situazione bizzarra, per certi aspetti, tenuto conto che, prima del bando, si trattava di zone nei confronti delle quali gli operatori avevano dimostrato di non avere alcun interesse ad intervenire - diversamente, lo stesso bando non sarebbe esistito (si torni a riflettere sugli orientamenti della Comunità Europa sulla concessione di aiuti di Stato a sostegno della Banda Ultra Larga).

Il piano per la Banda Ultra Larga si struttura, allo stato attuale, come una corsa a due. Una sfida Open Fiber-TIM o, per dirla diversamente, un confronto pubblico-privato, per la realizzazione delle infrastrutture che saranno poi concesse agli operatori terzi (secondo il modello della vendita all'ingrosso).

Eppure, non mancano iniziative politiche che, a più riprese, hanno provato ad alterare lo scenario, sino a suggerire l'opportunità di creare un'unica rete per la banda ultralarga. A cedere, a scanso di equivoci, potrebbe essere TIM. Una proposta legislativa che potrebbe porre le basi per attuare tale scenario è stata avanzata all'inizio di aprile da Patrizia Toia, Capogruppo PD e Vice Presidente della Commissione Industria del Parlamento Europeo. L'emendamento mira a consentire alle authority nazionali, l'AGCOM nel nostro Paese, di imporre all'incumbent (l'azienda ex-monopolista, ovvero TIM) la cessione della rete, a determinate condizioni.

Se l’Autorità nazionale conclude che anche la separazione funzionale non è riuscita a creare una competizione effettiva, può imporre l’obbligo di separazione legale. Questa separazione può imporre anche il divieto che le società legalmente separate siano controllate da uno stesso soggetto e che un’azienda possa avere influenza decisiva su diritti, contratti o altro

Intendiamoci, la proposta non è stata ancora approvata, la corsa a due Open Fiber - Tim prosegue, ma si tratta di uno dei possibili scenari, tenendo presente, in ogni caso, che non è in discussione il ruolo di TIM come fornitore di accesso ad internet all'utente finale, quanto quello di operatore infrastrutturale. L'azienda ha svolto e continua a svolgere entrambi i ruoli, in questo senso va inteso il concetto di 'separazione funzionale' a cui fa riferimento il Capogruppo PD.

LO STATO DEI LAVORI E DOVE TROVARE LA LISTA DEI COMUNI

Dopo la corposa teoria, un po' di pratica, a partire da una domanda che, probabilmente, molti utenti non ancora raggiunti da infrastrutture di rete dati ad alta velocità si pongono, ovvero se gli effetti del Piano per la Banda Ultra Larga del Governo hanno già raggiunto la propria area geografica / comune di residenza. Per raggiungere lo scopo, è utile consultare, accedendo in forma anonima, la:

Mappa delle infrastrutture realizzate da Infratel in tutta Italia


La mappa, costantemente aggiornata, consente di individuare rapidamente le infrastrutture già realizzate, quelle in corso di realizzazione e quelle semplicemente progettate ad opera del Ministero dello Sviluppo Economico e delle singole Regioni. E' possibile applicare vari filtri per circoscrivere l'area di proprio interesse selezionando, ad esempio, la regione o il singolo lotto.


Per approfondire la consultazione, dopo aver individuato l'area, è possibile scaricare i dati dettagliati sotto forma di documento excel (mediante l'apposita icona posizionata nell'angolo in alto a destra dell'interfaccia utente).

Ma nel sito di Open Fiber i comuni coperti sono molto inferiori, come mai?

E' vero ed è un dato oggettivo, ma è necessario non fare confusione tra l'esecuzione di una parte del Piano per la Banda Ultra Larga e il progetto complessivo. I comuni a cui fa riferimento attualmente il sito di Open Fiber non rientrano nelle aree bianche, ma in quelle nere e grigie; anche le velocità massime di connessione sono più elevate - come detto si parla di un valore massimo sino a 1 Gpbs - e tali valori si potranno raggiungere solo in un numero più ristretto di città (270 entro i prossimi 6 anni - ved. sopra).

In caso di dubbi sulla copertura di questa specifica infrastruttura di rete super veloce, è possibile collegarsi a questa pagina del sito Open Fiber e, successivamente, selezionare il link "cliccando qui" posto in fondo alla pagina.


E' sempre avere ben chiaro il fatto che gli utenti finali si interfacceranno direttamente con gli operatori che hanno ottenuto la concessione ad utilizzare le reti di Open Fiber (e di TIM), quindi anche i corrispondenti siti istituzionali possono essere presi in esame dagli utenti interessati a tracciare l'andamento della copertura a banda ultra larga in Italia.

COME OPERANO IN CONCRETO

Partiamo da un principio di base fissato dalla Comunità Europea: nelle aree in cui è giustificato l'intervento dello Stato è opportuno riutilizzare le infrastrutture esistenti. Nel nostro Paese, qualsiasi soggetto pubblico e privato che detiene o gestisce infrastrutture e che è interessato a partecipare alla gara per aggiudicarsi fondi pubblici da impiegare nelle aree a fallimento di mercato deve informare di tale circostanza Infratel e consentire agli altri partecipanti di acquisire le relative informazioni. Il tutto in attesa che venga completato il Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture (SINFI) - ovvero il catasto nazionale delle infrastrutture, nato - sulla base degli Orientamenti della Commissione Europea - per accelerare lo sviluppo delle reti a banda ultralarga e risparmiare sui costi relativi alla posa della fibra.

La premessa ci consente di sgomberare il campo da un equivoco di fondo: l'infrastruttura di rete di Enel Open Fiber non ha nulla a che fare con la tecnologia delle powerline - ovvero quella che consente la trasmissione di voce e dati su rete elettrica - ma il fatto che Enel abbia gestito e continui a gestire l'infrastruttura necessaria per portare l'energia elettrica nelle case degli italiani le dà un indubbio vantaggio, permettendole di sfruttare strutture già esistenti.

In termini pratici, Open Fiber creerà l'infrastruttura a banda ultra larga in due modi:

  • Tramite FTTH (Fiber to the home), ovvero la fibra ottica che arriva direttamente nell'abitazione
  • Tramite connessione wireless FWA (Fixed Wireless Access) con frequenza a 28 GHz per raggiungere le cosiddette case sparse

L'infrastruttura di rete di Open FIber prevede 300 punti di diramazione per la fibra, uno ogni 60.000 abitanti, dai quali partirà un punto di snodo primario - 1 ogni 1.000 case - e secondario - 1 ogni 250 case. Dal punto di snodo secondario può partire il collegamento in fibra, che raggiunge il singolo edificio con un punto di terminazione (PTE) dal quale la fibra raggiunge i vari appartamenti, o la connettività wireless.

Fonte: Affari & Finanza, 27 marzo 2017

Anche Telecom, come detto, porterà avanti il suo progetto seguendo il "doppio binario": utilizzando tradizionali infrastrutture in fibra ottica (FTTH/FTTC) e connettività wireless per raggiungere le aree più disagiate.

Chiarito a grani linee lo schema, mettiamo in evidenza una delle criticità che condiziona i tempi di realizzazione della rete a fibra ottica, ovvero il cablaggio verticale degli edifici che racchiudono più unità immobiliari - nello specifico il tratto che, seguendo lo schema sopra riportato, parte dal punto di terminazione dell'edifico, posto alla base del medesimo, e risale per collegare le singole unità immobiliari.

A riguardo, si deve distinguere la situazione degli edifici di nuovi realizzazione (si considerano tali quelli per i quali la domanda di autorizzazione edilizia è stata presentata dopo l'1 luglio 2015) che, in base alla Direttiva comunitaria 61/2014 (attuata con Decreto Legislativo 33/2016), devono essere equipaggiati nella sede dell’utente finale, di un’infrastruttura fisica interna all’edificio predisposta per l’alta velocità fino ai punti terminali di rete, da quella degli edifici già esistenti, più problematici da cablare con la fibra.

La linea di demarcazione tra rete di accesso e rete interna è segnata dal ROE (Ripartitore ottico di edificio), in cui arriva la rete del singolo operatore: a partire da tale componente le possibili alternative sono poi due, ovvero ricorrere al cavo multifibra o utilizzare il cavo singolo. Nel primo caso, in corrispondenza di ciascun piano dell'edificio, viene effettuata una derivazione delle fibre necessarie a collegare un gruppo di unità immobiliari. Nel secondo caso - scenario che si verifica in presenza di edifici con poche unità immobiliari - il collegamento ROE e UI è diretto.

ALLA FINE CONTA IL RISULTATO

Il quadro di sintesi appena tracciato rappresenta un'istantanea dello stato dei lavori di attuazione del piano per la banda ultra larga, che sono in rapido divenire. L'utente finale è scarsamente interessato alle frizioni tra Enel Open Fiber - Telecom Italia, ciò che conta è, comprensibilmente, disporre di reti dati ad alta velocità, e le premesse per una diffusione capillare in Italia ci sono tutte, anche alla luce di altri processi in atto.

Si pensi agli obblighi, di origine comunitaria, di destinare al massimo entro il 2022 ai servizi di comunicazione mobile numerose frequenze radiotelevisive che, secondo il Presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, avranno come effetto la migrazione verso le reti in fibra ottica delle trasmissioni in digitale terrestre, e le conseguenti espansione della domanda per tale tipologia di connettività e rilancio della competizione infrastrutturale con TIM (allontanando, quindi, la sopra citata ipotesi della fusione). Si veda, ad esempio, l'approvazione da parte della Comunità Europea della tabella di marcia per il passaggio al 5G della banda 700 MHz - utilizzata per le trasmissioni del digitale terrestre.

Le prospettive sono indubbiamente incoraggianti per chi condivide la visione comunitaria della banda ultra larga, ovvero un elemento di sviluppo sociale, nonché economico, un fattore senza il quale non sarà possibile sfruttare le più recenti tecnologie in ambito consumer, commerciale e pubblico. Si pensi al cloud computing, alla domotica, alle smart cities o, più semplicemente, alle piattaforme di streaming. Rispetto all'incertezza degli anni passati, grazie all'intervento congiunto tra Comunità Europea e Italia, si può contare su una roadmap di interventi chiara, con tappe ben scandite nel tempo che, si spera, non conosceranno rilevanti intoppi burocratici nei prossimi tre anni.

Fonti consultate per la stesura dell'articolo

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Commenti

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Johnpixel

Parole sante

Fabio Massarenti

Probabilmente nessun operatore ha voluto sfruttarla, per ora. Nella mia frazione è presente un tratto di fibra che arriva fino in centrale Telecom, sempre MiSE... Tratta creata nel 2016, e tutt'ora non c'è nient'altro che la 640kb ADD. E dai progetti di Telecom al 2020 la copertura stimata in FTTC è dello 0%. Soldi dei contribuenti buttati, in pratica.

eXistenZ

"Ha senso per una azienda" è ovvio che si riferisca al senso economico.

Forse non te lo hanno detto ma le aziende fanno le cose per profitto. Se i lavori per portare la fibra in un paesino costano 100, e l'azienda prevede che al massimo tra comune e privati riuscirebbe a ricavare 10 in un anno, che vuol dire che ci metterebbe 10 anni solo per rientrare della spesa, semplicemente quei lavori non li fa.

Ma se avessi letto meglio avresti anche capito che la test@ccia di chi organizza il piano di copertura dell'Italia ha pensato anche a quello finanziando con soldi pubblici i lavori nelle zone dove alle aziende non converrebbe economicamente intervenire.

Quindi di che stai a parlare?

Antonio D'Achille

Boh!
Dalla mappa interattiva risulta che ci sia la rete fibra praticamente sotto casa mia, e risulta "Realizzato MiSE" ma intanto al mio indirizzo nessun operatore offre connessione in fibra. E non credo l'abbiano realizzata ieri la linea, sono mesi che non vedo lavori in strada.

giuni giupedro

ma a Roma quando arriva visto che cè il monopolista ACEA e non enel?

Mario Poletti

l'articolo mi è sembrato molto bene fatto e molto interessante...solo che non ho capito la conclusione.....
quando arriverà l'omino che busserà alla mia porta dicendo che mi sta attaccando la fibra dentro casa???? visto che credo di essere l'unico al centro di Roma non raggiunto nemmeno dall'ADSL

vengeance_88

Beato te! :)

Max Real

il fatto che hai la centralina davanti casa nn significa che sarai allacciato a quella. se sarà satura verrai allacciato alla prima disponibile, che potrebbe anche essere a 3 km.

Felix

Oltre 60% della popolazione italiana è raggiunta dalla fibra 100 Mbps.
La fibra ad 1 Gbps invece è presente 22 città italiane.
E questi sono solo i dati TIM.

La fibra non c'è solamente a Milano e Roma.

La tua città di 70mila abitanti non ha la fibra? Pazienza, arriverà... ma non significa assolutamente che non ci sia da nessun'altra parte, vivo in una città che è un settimo della tua, e navigo a 100 Mbps da oltre un anno e mezzo, e presto verrà aggiornata a 200 Mbps, conosco personalmente gente che abitano in paesi da circa 2/3mila abitanti con connessioni a 100 Mbps.

David Itc

A Milano,Roma etc, ci sarà, ma se in una città di 70.000 persone ancora non c'è....fatti alcune domande!
...e non penso che 70.000 sia un bacino piccolo, comunque, se tu ci credi e va bene a te, va bene a tutti....

Felix

Premendo questo simbolo:
https://uploads.disquscdn.c...

Dopodiché potrai scegliere l'immagine... questa è la vista da smartphone, ma da desktop è uguale, stesso simbolo e scegli la foto, da desktop inoltre volendo basta anche trascinare la foto nello spazio in cui scrivere il messaggio.

Io con Chrome non ho problemi, né tramite il tasto né trascinando direttamente l'immagine, hai l'errore in entrambi i casi?

Keres

Ma come si fa a caricare una immagine tramite disqus? perche quando provo mi dice: "Per caricare un'immagine devi aver eseguito l'accesso.." (e ovviamente l'ho fatto)

Sergio

Ottimo articolo, un bell'esempio di giornalismo tecnico: continuate così

Giorgio

Non ci posso credere, è arrivata la 100 mega, vorrei piangere :D

Gabriel #JeSuisPatatoso

nah, io sogno proprio il paesino con solo un bar con gli anziani che non sanno farsi i ca22i loro e ti invitano a bere il bianchino alle 9 del mattino

Danny #

Appunto e non è niente male. Magari il paesino di 2000 anime è un po' deprimente ma se parliamo di 20000 già non è male :)

Gabriel #JeSuisPatatoso

Esatto ... io proprio perché ho viaggiato e vissuto sempre in città sogno una casa tranquilla in un paesino

stuck_788

ma che balle vai raccontando? le avevano proposte qualche hanno fa, sono stati costretti ad eliminarli perche la gente saturava la linea... ora ti fanno piani che dicono "Illimitato" poi in realta leggi le postille e puoi usare fino a 28 giga poi ti rallentano la velocita... anche T-mobile con i vari servizi inclusi di streaming musica e video che non scalano i giga della connessione, ha il limite nella definizione sia della musica che nei video, se vuoi l'HD devi pagare extra...
anche il Tethering hot spot ha dei limiti, su tmobile con il piano "illimitato" puoi usufruire di max 5giga di tethering se ne vuoi extra devi pagare....
ma non fatevi abbindolare da certe cavolate...

Sepp0

Economicamente non ha senso. Tirare una linea in fibra per coprire due capannoni e 3 condomini (per dire) è un investimento a perdere.

Le telco non sono onlus.

Gianni

Più che un approfondimento sembra una locandina pubblicitaria. Ad un certo punto diventa noioso leggere quelle che non sono altro che ipotesi di un futuro che sarà ben diverso nella realtà. La situazione non cambierà mai in Italia dove l'unico obiettivo è fare soldi a spese dei consumatori, dove alle aziende è permessa qualunque cosa. Per fare un esempio, Agcom ha vietato le tariffe ogni 4 settimane eppure gli operatori di telefonia fissa emettono bollette ogni 4 settimane senza alcun problema. Se non cambia la mentalità non cambierà mai niente

kalabro

strano, un amico nella località di Pichini, quindi Guidonia, hanno messo fibra e lui va a 100 con fastweb da alcuni mesi ormai

Leon

Nella mia zona risulta un po' diverso.
Molte persone in questi anni sono andate via proprio dalla città per andare a cercare casa nei paesi vicini.
Io ad esempio sono nato in città e rimasto per circa 20 anni, poi per varie questioni mi son dovuto trasferire nella casa che già avevamo in paese, facendo però la spola ogni giorno dal paese alla città per gestire il mio negozio.
Però sinceramente in paese vivo decisamente meglio, intendo come tranquillità e comodità.
Villettina con giardino enorme, nessuna rottura e posso fare il casino che voglio..
In città piccolo appartamentino in condominio e avevo rotture di ogni tipo.. dal casino di quella del piano sopra che rientrava e camminava con i tacchi a notte fonda ai vestiti stesi trovati poi macchiati (ipotizzo varecchina).. poi scooter rubato dal parcheggio del palazzo.. i vicini dei piani alti che ti spiavano dalla finestra.. (assurdo) ecc..
Essendo nato e cresciuto in città ovvio che per determinate cose o per uscire con gli amici stare vicino a loro era decisamente più comodo e un giorno spero di tornarci, ma è più magari la mia mentalità da "cittadino"..

silvergdb

questo è il punto focale che non entra nella test@ccia di chi organizza queste cose :"Prima di passare a definire tali aree, e per essere più espliciti, poniamoci due semplici interrogativi: portare la fibra in uno sperduto paesino di montagna con pochi abitanti ha senso per un'azienda? No."......ma di cosa stiamo parlando? Anche nei piccoli centri ci sono istituzioni e aziende che hanno bisogno di una connessione veloce....ma devono logicamente coprire prima Roma, Milano, Torino.....etc

riccardopse

ma questi si ricordano che c'è una regione del centro Italia nominata "Marche"..dove ci sono aziende che non hanno ancora copertura adsl?

riccardopse

sarei felice almeno di avere una connessione stabile a 10 mega.. ma neanche questa da me..

DeeoK

Io sono fra quelli che hanno 50 invece che 100.
Intendiamoci, non me ne frega una sega, anche perché a casa non ho device che abbiano il wifi che vada oltre i 54 MBps, però è anche vero che pago per avere 100 e mi viene dato la metà.
Poi sì, in realtà non è vero perché è "fino a" e via dicendo, comunque il discorso resta.
Mi girano parecchio le palle quando per un motivo o per un altro vado a 3 MBps, perché se ti pago per 100 e mi fai andare a 3 allora non va bene. Fortunatamente sono casi rari.

DeeoK

Le tariffe sono le stesse dappertutto...

DeeoK

Nel mio caso è parzialmente diversa la situazione: del mio gruppo di amici una buona metà è rimasta al paesino.
Chiaramente comunque questi paesini finiranno con il morire: l'età media altissima e la generalmente scarsa capacità imprenditoriale faranno sì che la maggior parte dei giovani andranno via.

Luca

Nono, è il loro server che è scritto in java e hanno avuto un problema mortale! Tu non puoi farci nulla

charlie

dipende da comune a comune. nel 98% dei casi la linea vdsl sarà in vula su rete TIM

charlie

non ci sarebbero colli di bottiglia in quanto la linea arriva al ROE, tecnicamente potrebbero succedere se tutte e 24 le utenze disponibili del roe si collegassero insieme e scaricassero tutte e 24 a 1Gb. io attualmente con la 1000/200 mi trovo molto bene. già i 50mb a me starebbero stretti.

an-cic

nel mio paese da 15.000 abitanti i lavori non sono previsti neanche per il 2018...

Sergio Piatti

Come funziona il cablaggio della fibra?
Domanda magari per molti stupida ma voglio avere le idee chiare: stanno mettendo nel mio comune dei "cavi della fibra" con dei lavori nei pressi delle centraline (fortunatamente io ce l'ho davanti a casa) e con dei nuovi tombini che recano il marchio di un operatore che sta pubblicizzando la sua fibra in arrivo entro giugno (Planetel). Ora vorrei capire una cosa, dopo che questo avrà finito i lavori di posa e le sue linee saranno attive, anche gli operatori "ordinari" (TIM, Vodafone, Infostrada) proporranno le loro offerte fibra nel mio comune, potendosi appoggiare alle linee di questo operatore OPPURE tutti gli operatori, a differenza di come funziona ora con l'ADSL, dovranno fare i propri lavori di posa prima?

oneplus_one_64

Ottimo articolo completo e chiaro!!
Ottimi anche i presupposti, solo che non si sanno itempi certi, con che ordine verranno fatti i lavori... Quindi fino a che non vedo rimango con i miei dubbi

met

per chi ha un contratto tipo Tim Sky che comprenderebbe la fibra, ma che per mancanza fisica della suddetta fibra è attualmente sotto adsl 20 mega, una volta arrivata la copertura potrebbe passare all'offerta fibra senza costi aggiuntivi?

Fabio Massarenti

Commento utile come un frigorifero al Polo Nord. Se un servizio esiste, ed è ormai considerato un bene fondamentale per lo sviluppo della cultura, poco conta il numero di abitanti e l'età. Pensi che non esistano aziende ed imprese che necessitino di fibra in quei luoghi? Probabilmente sto solo perdendo fiato, cercando di mettere un po' di sale in zucca a sconosciuti. Ti consiglio di inviare il curriculum in TIM quando avrai terminato gli studi, ti vedo portato per lavorare con loro, calcolando la loro linea di pensiero.

Leox91

Già ma non tieni in considerazioni le centrali, che qui tendenzialmente fanno cag4are. Qui in ITALIA. Ciao emigratis.

sgru

D'oh, un bimbomì del 91 :-) FTTH o altro son tecnologie uguali ovunque.

Alessandro

non vdsl ma fibra ottica vera.
credo che dessero 1gigabit a tutti si rischierebbero colli di bottiglia e la rete forse non reggerebbe ma potrei sbagliarmi.

50/50 o al limite 100/100 sono soluzioni DEFINITIVE........ci fai streaming 4k ed anche 8k con i giusti codec....non serve altro...

Leox91

Ma cosa dici xD

Leox91

Allora il tuo commento è inutile, qui siamo in Italia ^_^

Leox91

Mamma mia che articolo stupendo ragazzi!! Complimenti!!

Dario Miccichè

Scusate OT: mi serve un televisore 40pollici, con satellitare e smart tv ad un prezzo non eccessivo, quindi escludo a priori l'oled. cosa mi consigliate? avevo pensato al samsung 40ku6072 che sta sui 350-400 euro. Mi serve per vedere canali rai, mediaset...no gaming e pochi film in alta risoluzione. Grazie in anticipo :D..

Danny #

E' da sempre così, le cose cambiano con l'avanzare dell'età. Anzi, spesso io vedo un regresso con parecchi ragazzi desiderosi di restare nel loro paese.

Body123

In una compagnia di una 40ina di amici, tutti della stessa età (anno più anno meno), tutti vorrebbero andarsene in città. Chi se n'è andato per ora l'ha fatto per l'uni, anche solo come scusa per scappare, chi è rimasto (perché non voleva fare l'uni o non aveva la possibilità di andare fuori sede) lo fa controvoglia e si lamenta quotidianamente. Di tanti altri ragazzi che conosco chi ha fatto l'università fuori sede in città (roma, milano, firenze, torino ec.) dopo non sono mai più tornati stabilmente nel paesino (solo per le feste).

Danny #

Ma che dici? E' tutto molto soggettivo! :)

Body123

Tanto spariranno col tempo, già ora si stanno spopolando sempre di più mentre le città e i relativi hinterland crescono. Prima nascevi e morivi nel paesino, ora viaggiando dopo che hai visto Londra, Berlino, Madrid ecc. un giovane non riesce più a pensare di vivere il resto della tua vita a paesino X di 3000 abitanti

Body123

Nel mio paesino del sud da 15mila abitanti la fibra è arrivata un anno fa ma nel mio quartiere (che è in periferia, ma una periferia densamente popolata) non è ancora disponibile.

Rafa

capisco perfettamente chi chiede e necessita di connessioni ultraveloci, è il futuro ed è giusto che sia adeguamento.
capisco meno coloro che si lamentano perchè la fibra non arriva nei piccoli paesi: siamo nel 2017, ma cosa volete? la fibra è già tanto se arriva ai paesi di 30-40k abitanti, come può arrivare prima a voi? fosse per me i paesini sotto i 5000 abitanti andrebbero aboliti per legge, che poi sono pieni di anziani, figurati, neanche lo stato ci cablerebbe la fibra...

generalszh

Paradossalmente conviene stare nelle zone poco vantaggiose e ti ritrovi la fibra a 1 gbit a 25 euro al mese (che poi serve a pochi in certe zone dove ci sono soprattutto anziani), mentre in zone come roma che è la capitale e provincia siccome c'è la lobby telecom e/o acea ci dobbiamo tenere al massimo fibra 100 FTTC con costi assurdi, vedi anche modem da loro imposti. c'è qualcosa che non va in questo piano....

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